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mercoledì 17 ottobre 2007
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I SERVIZI INNOVATIVI IN RETE

Presentata nel convegno di apertura di SMAU la ricerca curata dall’Ufficio Studi di Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici, in collaborazione con Smau, sulla base dei contributi scientifici forniti dalla Scuola Superiore di Studi Universitari S. Anna di Pisa.
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Lo studio sui Servizi Innovativi in rete - realizzato da Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici in collaborazione con SMAU - parte dalla constatazione che è in atto, da oltre un ventennio, in tutti i Paesi avanzati, il passaggio da una “economia della manifattura” ad una “economia dei servizi”. Passaggio che è trainato principalmente dalle tecnologie e dai servizi innovativi ad esse connessi.

 
Il peso del manifatturiero, considerato in termini di dipendenti sul totale del settore privato, è infatti calato in Italia dal 33,3% del 1970 al 22,7% del 1995, mentre nello stesso periodo il peso dei Servizi (al netto della Pubblica Amministrazione) è aumentato dal 45,2% al 65,1%. Lo stesso trend è stato registrato nei principali paesi europei, ma con un’accelerazione più forte nel settore dei servizi e un calo maggiore nel settore manifatturiero.

 
In particolare il settore dei servizi Innovativi e Tecnologici in Italia, pur crescendo significativamente dal 1980 al 2005 (dal 2,9% all’8,3% in termini di dipendenti sul totale del settore privato), ha visto aumentare il divario che ci separa dal Regno Unito (dal 4,7% al 5,2%) e dalla Germania (dall’1,7% all’1,9%).

 
L’aumento del peso dei servizi in Italia si sta verificando, quindi, con maggiore lentezza rispetto ai principali partner europei. Su questo “andamento lento” pesa il ritardo con cui si realizza la modernizzazione del sistema industriale e del sistema pubblico italiano: ritardo che, a sua volta, incide negativamente sul settore dei servizi innovativi e tecnologici, la cui diffusione e soprattutto la cui “messa in rete” viene rallentata a danno di tutto il sistema imprenditoriale e delle Pubbliche Amministrazioni.

 
La ricerca individua, quindi, una soluzione di sistema (la strategia delle 3i: innovazione, integrazione e internazionalizzazione) che definisce le relazioni tra produttori, tecnologie e servizi innovativi e che si realizza “mettendo in rete” le singole componenti del sistema economico. È solo grazie all’integrazione che il sistema imprenditoriale italiano, caratterizzato da una dimensione inferiore rispetto ai competitor internazionali (il 99% delle aziende italiane ha meno di 50 addetti), può far fiorire l’innovazione. L’innovazione a livello di singola impresa rimane “invisibile” senza l’integrazione: innovazione per reti, quindi, piuttosto che per punti.

 

In un mondo globalizzato le nostre piccole imprese, per rimanere competitive, devono aprirsi ai nuovi mercati. Per farlo hanno bisogno di nuove “forme di governo”, come nel caso dell’internazionalizzazione, che può avvenire efficacemente in modo integrato, “per gruppi”, guidata da aziende leader della filiera, connesse in rete attraverso i servizi innovativi e tecnologici.

scarica il rapporto


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