Alberto TRIPI, Presidente Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici
Per le imprese è l’ora di rivoluzionare il modello di business. Per la finanza si tratta di passare dal mondo virtuale a quello reale che aiuta le aziende virtuose. Per lo Stato si affaccia l’avvento di un federalismo che offre enormi opportunità al decentramento e alla connettività tra le istituzioni e i cittadini, per i quali reti efficienti di comunicazione costituiscono uno strumento essenziale.
Azeglio CIAMPI, Presidente emerito della Repubblica
Per noi si tratta di mettere a fuoco la realtà di un Paese che, non da oggi, arranca; di un'economia che non cresce come le altre quando le altre crescono; che segna i risultati peggiori quando la congiuntura internazionale volge al ribasso. E' una realtà che ha radici profonde: attengono alla condizione precaria della finanza pubblica, alle insufficienze dei servizi pubblici, delle infrastrutture, dell'accumulazione, al basso livello di concorrenza.
Giorgio NAPOLITANO, Presidente della Repubblica
La crisi rappresenta un’opportunità per liberarci delle debolezze e delle insufficienze del nostro sistema e per rinnovare la nostra economia. È l’occasione perché l’Italia cresca come società basata sulla conoscenza e sul patrimonio umano.
Giulio TREMONTI, Ministro dell’Economia e delle Finanze
Oggi ci sono sette mostri: il primo mostro era la crisi dei subprime, ed è stato gestito; il secondo era il collasso del mercato del credito; il terzo era la bancarotta delle maggiori istituzioni bancarie; il quarto era il collasso delle Borse. Ora, nascosti dietro l’angolo, ci sono: il quinto mostro (le carte di credito), il sesto (le possibili bancarotte di società, prodotte dal difficile declassamento dei loro corporate bond) e il settimo: i derivati, simbolo della finanza deviata. I derivati, nel loro crescere di importo sono 12,5 volte il Pil del pianeta. L’importo netto è stimato inferiore, tra i 50 e i 25 trilioni di dollari (il Piano Obama è atteso per meno di un trilione).
Renato BRUNETTA, Ministro della Pubblica Amministrazione e Innovazione
La Pubblica Amministrazione produce beni e servizi per 60 milioni di cittadini italiani: i salari dei 3,65 milioni di dipendenti pubblici ammontano a più di 190 miliardi di euro l’anno. Il costo complessivo della Pubblica Amministrazione, compresi quelli intermedi, è di quasi 300 miliardi l’anno. A fronte di questi costi, enormi ,nella Pubblica Amministrazione non vi sono prezzi: ci sono costi, ma non c’è il mercato, non c’è il giudizio della concorrenza.
Barak OBAMA, Presidente degli Stati Uniti d'America
Dobbiamo connettere i cittadini gli uni agli altri per coinvolgerli maggiormente e direttamente nella soluzione dei problemi che abbiamo di fronte. Dobbiamo usare tutte le tecnologie e tutti i metodi disponibili per aprire le porte del governo federale, creare un nuovo livello di trasparenza in grado di cambiare il modo in cui si conducono gli affari a Washington, e dare agli americani la possibilità di partecipare alle consultazioni e alle decisioni del governo con modalità che fino a pochi anni fa non erano possibili.
Lord CARTER, Ministro delle Comunicazioni del governo britannico
E se fosse il settore delle comunicazioni a salvare l'Occidente dalla crisi del sistema finanziario, la bolla che, scoppiando, ha provocato la recessione internazionale o perlomeno contribuito ad accelerarla? I paesi industrializzati hanno sviluppato un'eccessiva dipendenza economica da banche e finanza ed è necessario, per aprire una nuova era dopo questa crisi globale, puntare maggiormente su altri settori. Il settore delle comunicazioni ha i requisiti giusti e potrebbe emergere dalla attuale recessione mondiale non solo rafforzato ma trasformato in un motore per la crescita e per accorciare la durata della crisi.
Janez POTOCNIK, Commissario europeo
Nel 1990, meno di vent’anni fa, sul nostro pianeta solo due abitanti su dieci vivevano in società integrate nell’economia mondiale. Oggi, come si vede dal numero di paesi che aderiscono alla Wto, il rapporto è di quasi nove su dieci. Dunque in meno di due decenni sono entrati nell’economia globale almeno tre miliardi di persone, tra i quali verosimilmente un miliardo di lavoratori. Questo dato ci aiuta a cogliere il senso delle tendenze che stanno trasformando il XXI secolo.
Romano PRODI, Presidente Gruppo di lavoro ONU-Unione Africana di peacekeeping in Africa
Non solo il sistema bancario, ma anche la Pubblica amministrazione è chiamata con i propri comportamenti a dare un contributo positivo al sostegno dell’economia. Il primo aiuto dello Stato all’economia in crisi sta nella vecchia ed elementare regola che i debiti vanno pagati e vanno pagati nel tempo dovuto.
Paul KRUGMAN, Premio Nobel per l’economia
Dalla lettera al Presidente Obama: “Migliori l’infrastruttura che sta dietro Internet, migliori la rete elettrica, migliori l’information technology nel settore della salute pubblica, un’area cruciale per qualunque riforma di questo settore”.
Edmund PHELPS, Premio Nobel per l’economia
Economie capitalistiche efficienti, dotate di una forte propensione per le innovazioni, possono nascere solo in presenza di istituzioni funzionanti.
Franco BERNABÈ, Amministratore delegato di Telecom Italia
Internet è uno strumento di trasformazione della società: uno prodotto di visionari. Come ha fatto l’automobile 100 anni fa, internet libera gli individui dai vincoli geografici e sociali che li caratterizzano e consente loro di riaggregarsi in funzione di specifici interessi ed attitudini.
Innocenzo CIPOLLETTA, Presidente delle Ferrovie dello Stato
La recessione, che interesserà tutto il 2009, servirà a riequilibrare i mercati. Essa non può e non deve essere evitata. Si tratta solo di attenuarne i riflessi, adeguando gli ammortizzatori sociali per difendere i redditi di quanti perderanno il lavoro, favorendo una crescita delle infrastrutture per migliorare il livello dei servizi ai cittadini, ricostruendo regole di sorveglianza dei mercati là dove esse si sono palesate manchevoli. Se non chiuderemo i nostri mercati e se manterremo la politica fuori della gestione corrente dell'economia, allora la recessione potrà essere soltanto un episodio previsto, come ce ne sono stati tanti, anche più pesanti dell'attuale, nel corso degli ultimi sessant'anni.
Minxin PEI, Direttore del China Program al Carnegie Endowment for International Peace di Washington
Per gli occidentali sarebbe poco realistico sperare di essere salvati dalla Cina, che avrà già un bel da fare a salvare se stessa. I leader cinesi lo sanno, ma sono pochi quelli che lo sanno in Occidente.
Roger ABRAVANEL, consulente aziendale
Creare più concorrenza nei servizi è essenziale perché è solo nei servizi che potremo risolvere i problemi strutturali della nostra economia, non nelle attività manifatturiere che sono solo il 20% del Pil. Purtroppo la visione manifatturiera dell’economia (secondo la quale la competitività si otterrebbe esportando prodotti dalle fabbriche) sta uscendo rafforzata dallo tsunami della finanza degli ultimi mesi, che sta generando pericolosissime nostalgie di ritorno alla tradizione. È necessario approfittare della crisi per liberalizzare una volta per tutte la nostra economia e risolvere i problemi strutturali.
Nouriel ROUBINI, docente ed economista turco, professore di economia alla New York University
La crisi è stata causata dalla più grande bolla finanziaria e creditizia della storia, causata da un uso estremo della leva finanziaria. L’utilizzo della leva finanziaria e le bolle speculative non si sono limitate al mercato immobiliare americano, ma hanno caratterizzato il mercato immobiliare anche di altri paesi.
Mario MORETTI POLEGATO, presidente della Geox
Il vero made in Italy oggi non sono le braccia, ma il cervello ed è proprio qui le nostre piccole e medie imprese hanno spazio nel mondo.
MARCO FORTIS, Vice Presidente Fondazione Edison, docente di. Economia Industriale, Università Cattolica di Milano
Nel mondo avanzato vi è stata tra il 2001 e il 2007 una precisa correlazione tra il tasso di crescita della domanda interna (che costituisce la maggior parte del PIL) e l’incremento dell’indebitamento “aggregato” delle nazioni (misurato dalla somma del debito pubblico più il debito delle famiglie).
I Paesi la cui domanda interna è aumentata di meno, cioè Germania e Italia, sono quelli che in modo responsabile non hanno fatto crescere il loro debito “aggregato” o lo hanno incrementato in misura modesta. I Paesi che hanno sperimentato il più forte aumento della loro domanda interna, come Stati Uniti e Gran Bretagna, hanno invece basato la loro espansione su una forsennata crescita dell’indebitamento “aggregato” principalmente delle famiglie, ma anche dello Stato.
Alfonso FUGGETTA, Amministratore Delegato e Direttore Scientifico, Cefriel Politecnico di Milano
Il credito di imposta riconosciuto alle imprese per i costi sostenuti in attività di ricerca e sviluppo è uno strumento agile e efficace. Il decreto anticrisi introduce un meccanismo a prenotazione e altri limiti alla possibilità di fruizione che riducono il volume dell'intervento, eliminano l'automaticità dell'accesso e cancellano la sicurezza della disponibilità in tempi certi delle risorse. Eppure è vitale che la crisi economica non blocchi la capacità di innovazione, rendendo le aziende italiane ancora più deboli di fronte alla competizione internazionale.
Enzo RULLANI, presidente del centro di ricerca Tedis della Venice International university
In una direzione di trasformazione che guarda al futuro, la manifattura – nuova o profondamente mutata – diventa industria intelligente spostando il suo vantaggio competitivo dai costi, legati alle macchine, a funzioni che, come la flessibilità e la creatività, richiedono l’intervento dell’intelligenza fluida delle persone, delle reti, dei media. Ossia richiede un passaggio netto verso la produzione “immateriale”.
Stefano MICOSSI, Direttore generale dell’Assonime
Il luogo principale della malattia è il mercato del lavoro, dove la rigidità delle condizioni salariali e d’impiego fissate in maniera centralistica conduce le retribuzioni a divergere sistematicamente dalla produttività per imprese, settori e territori.
AICA-SDA BOCCONI “L’ignoranza informatica: il costo nella Pubblica Amministrazione Centrale”, gennaio 2009
L’impreparazione informatica degli impiegati della sola Pubblica Amministrazione Centrale costa al Paese 280 milioni di euro, pari a 1.439 euro per addetto. Interventi di formazione di base a basso costo non solo contribuirebbero a ridurre tale importo, ma aumenterebbero in modo significativo la produttività sul lavoro, generando vantaggi complessivi pari a circa 835 milioni per l’intero settore.