Roma 19/4/2007 - “I servizi professionali rivestono un ruolo fondamentale di apripista per l’internazionalizzazione dell’economia. Ciò è avvenuto per paesi come gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, la Germania e dovrà accadere anche per l’Italia, se vogliamo rafforzare le nostre capacità competitive. Così com’è oggi, il sistema professionale italiano ha grandi difficoltà ad accettare questa sfida e cogliere le opportunità di sviluppo che gli si offrono perché, come denunciato più volte dalla stessa Commissione Europea, è imbrigliato in un eccesso di regolamentazione obsoleta. Da tale punto di vista, Confindustria Servizi Innovativi Tecnologici auspica che la riforma delle professioni venga affrontata da questo Parlamento con l’urgenza che merita e con l’impegno di dover attuare non un semplice intervento normativo, ma uno dei cambiamenti strutturali che devono concorrere a innovare profondamente il nostro Paese” è stato questo l’esordio di Ennio Lucarelli che, in qualità di vicepresidente della federazione confindustriale, è stato ascoltato dalle Commissioni riunite Giustizia e Attività produttive della Camera dei Deputati, nel corso dell’indagine conoscitiva sulle professioni.
Entrando nel merito dei progetti di legge in esame, Lucarelli ha detto di condividere l’impostazione generale del disegno di legge Mastella poiché “rispetto alle altre proposte in esame, rappresenta il testo che più risponde ai principi di concorrenza e liberalizzazione”. Si è poi soffermato su alcuni punti, auspicando innanzitutto una riorganizzazione degli Ordini che non ne aumenti il numero attuale, ma anzi tenda a ridurlo, limitando l’esistenza di albi e collegi obbligatori alle professioni per le quali si giustificano attività riservate in funzione di tutela di specifici interessi pubblici costituzionalmente garantiti. Insistendo poi sulla necessità di procedere al riconoscimento delle nuove professioni: “per le quali è opportuna un’attività di monitoraggio e classificazione sulla quale potrebbe essere coinvolto il Cnel, mentre desta perplessità l’ipotesi di riconoscimento pubblico delle libere associazioni che potrebbe appesantire inutilmente il sistema, dato che diritto di organizzarsi in associazioni è già sancito dalla Costituzione”.
Infine sulle società , il vicepresidente di Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici ha chiesto estrema chiarezza rivendicando, innanzitutto, il principio che tutte le professioni, regolamentate e non, dovrebbero poter esercitare in forma societaria, in conformità al codice civile. Ma in particolare ha chiesto che tale principio venga sancito definitivamente “per le professioni tecnico-economiche, in materia di ingegneria, informatica, progettazione di sistemi, consulenza aziendale, comunicazione e marketing e per altre professioni che non incidano su diritti costituzionalmente garantiti, alle quali deve essere garantito di poter esercitare nelle forme di società come più si addice al miglior interesse dei professionisti interessati”.
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